Il running si può esprimere in molte forme ma per tanti “La Regina” di tutte le corse rimane sempre la MARATONA.

Anche per noi runners ingegneri, spinti quasi unicamente dalla pura e semplice passione amatoriale per questo sport, è chiaro che quando si parla di Maratona si deve principalmente chiarire un concetto fondamentale: la maratona NON è adatta a tutti e NESSUNO può sentirsi tanto sicuro da affrontarla a cuor leggero.

Non si vuole con questo dire che la maratona sia affare solo di pochi o adatto ai top runners professionisti ma che, come tutte le discipline, va affrontata con cautela e umiltà e, soprattutto, che è bene seguire delle semplici regole per evitare di incorrere in spiacevoli situazioni come quella in cui ti ritrovi a non volerne sapere più niente e ti senti infastidito dal solo pensiero di indossare le scarpe da corsa.

Per prima cosa quello verso la maratona è un vero e proprio viaggio che si concretizza un po’ per volta e senza fretta. Va costruito giorno per giorno senza farsi prendere dall’entusiasmo iniziale o dalla rassegnazione dopo le prime difficoltà, che di sicuro non mancheranno.

In questo senso la fretta non è un buon alleato. Voler bruciare le tappe espone al rischio di non concludere il percorso e di non raggiungere l’obiettivo finale. Non esiste un tempo standard valido per tutti per quantificare la durata della preparazione. Ciascuno dovrà valutare il suo stato di forma iniziale e preparare in base a questo un programma che consideri tutto il tempo necessario, imprevisti compresi.

L’ideale sarebbe affidarsi ad un programma di allenamento creato “su misura” da un allenatore esperto, che tenga conto di vari aspetti e che permetta di arrivare alla conclusione nel miglior modo possibile. Questo vale ancora di più se stiamo parlando di un esordio sulla distanza ma anche i più esperti sanno quanto è importante avere a disposizione tabelle e programmi creati appositamente.

Per preparare una maratona poi, e questo l’ho sperimentato io stesso, bisogna avere del tempo a disposizione, tanto tempo. Bisogna sapere che si dovrà fare qualche sacrificio, sveglie all’alba, saper affrontare condizioni climatiche sfavorevoli, ritagliarsi del tempo tra i vari impegni familiari, insomma in poche parole si dovrà essere consapevoli che ci sarà da faticare. E quindi, di conseguenza, chi prepara una maratona ma non si sente preparato a questo piccolo sacrificio, deve anche essere in grado di rinunciare.

Rinunciare però vorrà dire perdersi questo viaggio fatto di emozioni fortissime e allora, dal mio modesto punto di vista, forse vale la pena tentare e non mollare fino all’ultimo.

Forse potrà sembrare strano ma molti colleghi sono riusciti in questi anni a portare a termine con grande successo questo percorso e sarebbe bello poterli celebrare tutti. La sezione Running dell’APD Ordine Ingegneri di Roma, intende coinvolgere sempre di più tutti i colleghi che praticano questo sport, a qualsiasi livello, e dal prossimo anno qualunque iscritto all’Ordine, anche se appartenente ad un’altra società sportiva, potrà partecipare ad un campionato a punti basato su un calendario di gare e su un regolamento che sarà pubblicato a breve sul sito, nell’apposita sezione.

Riprendendo il discorso sulla Maratona, la cosa migliore per provare a diffondere anche negli altri la voglia di tentare, credo sia quella di sentire la testimonianza diretta di che ne ha appena conclusa una.

 

04-11-2018 – Ing. ENRICO DI PAOLO – New York City Marathon 2018 – 03:42:11

La maratona di New York è una gara particolare, non è una di quelle gare che vivi da solo con te stesso. All’inizio sei in un bagno di folla continuo che ti spinge in maniera quasi naturale a dare il meglio. Però allo stesso modo, a un certo punto, devi fare i conti con le tue aspettative e quindi all’improvviso tutta quella gente quasi non la vedi più.

L’incitamento del pubblico in una gara del genere incide tanto, anche troppo paradossalmente. L’atmosfera è bellissima. New York e i suoi abitanti danno veramente il meglio in questa occasione. Ti fanno sentire un campione olimpico e ti danno quella spinta in più che in questi casi è veramente bello avere.  Nel mio caso forse il supporto è stato anche eccessivo, considerando che ho passato i primi 10-15 km a fare zig-zag per dare il 5 a tutti i bambini presenti lungo il percorso con una velocità che forse non era quella che ero pronto a mantenere per tutta la gara. Ma pazienza! Forse quelli che erano a Central Park lungo gli ultimi 2-3 km non li ho guardati nemmeno, ma per più di metà gara quanto mi sono divertito!

Questa maratona mi ha fatto anche imparare aspetti nuovi del mio carattere, soprattutto in relazione al modo di vivere lo sport. Nonostante pensassi di averne passate e viste tante, questa volta c’è stato qualcosa di diverso, che ancora non ho metabolizzato bene, ma che mi ha dato la spinta per mettere da parte i dolori muscolari e arrivare al traguardo di una gara dal finale durissimo. Forse sì, in questo caso il mio carattere è riuscito a dare qualcosa in più, anche se, ripeto, ancora non so bene cosa mi sia rimasto di quei 5-6 km finali in cui ho combattuto con i crampi – per il momento solo la gioia che siano finiti!

Da maratoneta, il primo consiglio che mi sento di dare a chi comincia con l’obiettivo di una 42 km, è innanzitutto quello di non ascoltare consigli da nessuno. La maratona si corre in maniera totalmente individuale e nessuna persona, o ancor più nessun atleta, per quanta esperienza possa avere, potrà mai interpretare con i giusti consigli la gara di qualcun altro. Ognuno deve seguire le proprie sensazioni e viverla al meglio delle sue possibilità. Sicuramente bisogna controllare i segnali del corpo e saper gestire le proprie forze nel migliore dei modi.

In fase preparazione si possono dire tante cose, ma non mi sento in grado di spingermi su un piano tecnico. Una cosa che posso dire di sicuro è di non sottovalutare mai una maratona e provare ad arrivarci sempre con la migliore condizione possibile, perché le insidie possono essere tante e una buona preparazione fisica e mentale di sicuro può aiutare ad affrontarle.

Dopo una gara del genere è difficile pianificare le prossime sfide. Penso che mi piacerebbe continuare a poter preparare e correre una maratona all’anno, non di più. Possibilmente sempre in un posto diverso. Per il resto non lo so, continuerò di sicuro a correre per stare meglio e per provare a migliorarmi, ma la cosa fondamentale sarà continuare a divertirmi e condividere questa passione con le persone che ho avuto la fortuna di incontrare in questi ultimi anni.

25-11-2018 – Ing. GIANLUCA RIPA’ – Maratona di Firenze 2018 – 03:47:56

Alle 8:00 ha inizio la mia seconda maratona, sotto una pioggerellina che mi accompagnerà per tutto il viaggio e con la voglia di ripetere la prestazione di qualche mese prima a Roma. Non sono per nulla abituato a correre con il maltempo, ma ho speso molto del mio poco tempo libero per preparare questa gara, l’ho tanto voluta e non posso tirarmi indietro proprio ora. Decido di correre con il kway e il poncho viola della manifestazione, non li toglierò mai neanche quando al 30°km la pioggia svanirà quasi del tutto. Alle 8:30 danno lo start alla mia griglia, inizio a correre, cerco di trovare subito il mio ritmo gara, devo puntare i 5’15”/km di media come accadeva durante i mie lunghissimi. Mi aggrego da subito a 3 runners fiorentini, sono esperti e hanno il mio stesso passo, rimanere con loro mi sembra la migliore strategia. Controllo i battiti cardiaci, sono bassi, tra i 90-110 al minuto per tutta la gara, qui devo ringraziare il mio allenatore di nuoto Flavio per i risultati ottenuti con i tanto temuti lavori di velocità. Al km15 inizio a mettermi un po’ paura, la pioggia è aumentata molto, ricerco con insistenza anche il cappuccio del poncho per difendermi dall’acqua e inizio a pensare che la gara sia proibitiva per me con questo meteo avverso. Mancano ancora 27km. Mi dico di resistere, le previsioni del tempo davano la fine della pioggia alle 11:00, mi dico di puntare ad arrivare al Ponte Vecchio (km20) e di valutare lì. Finalmente ci arrivo, nonostante la pioggia ci sono molti fiorentini ai bordi della strada ad incitare tutti i partecipanti, non mi aspettavo davvero così tanto calore. La pioggia diminuisce e arriva il km 25, inizio a fare dei ristori più lunghi, in tasca ho una confezione di miele, la finisco tutta, mi servono delle energie subito disponibili. Nel frattempo, ho perso di vista i miei compagni di viaggio, da ora sono da solo, o meglio ho intorno altri 8000 runners intenzionati a finire la maratona proprio come me. Al km 29 inizio a sentire la stanchezza nelle gambe, mi dico di ragionare 5km alla volta. Al ristoro del 30°km spendo 1 minuto a camminare, lo sfrutto per mangiare e bere, mi dico che devo trovare il modo di giungere al 35°, perché è solo lì che inizia la mia vera gara. Passo dopo passo supero i km 32-33-34 e arrivo al 35°, dove continuo ad idratarmi ma senza mangiare perché a questo punto non ha più senso. Le gambe stranamente non mi fanno più male, allora penso solo mantenere il mio passo gara costante e a dove metto i piedi. La mia velocità media a questo punto è a 5’21”/km, si un po’ per la pioggia, un po’ per i ristori lunghi e un po’ per la stanchezza nelle gambe ho perso in velocità ma non mi interessa molto, voglio chiuderla come a Roma sotto le 4 ore e sono ampiamente nei tempi. Al km37 riprende nuovamente la pioggia, mi dico che devo resistere e stare attento ad ogni mio passo, con la strada scivolosa e le gambe pesanti è facile procurarsi un infortunio nelle battute finali e rovinarsi la festa. Continuo a correre, arrivo al km39 e vedo davanti a me il Duomo di Firenze. Non so bene cosa sia successo in quel momento, quando ho terminato la Maratona di Roma ho provato solo una grande soddisfazione ma nessuna lacrima mi è scesa dagli occhi, però lì in quel momento ho visto il coronamento di 3 mesi di fitta preparazione tra ripetute, lunghissimi, cyclette e allenamenti di nuoto senza mai saltare 1 giorno. In quel momento non sono riuscito a trattenere le lacrime, avevo capito che ce l’avevo fatta. Continuo ad andare avanti, arriva il km40, l’ultimo ristoro, decido di non farlo, mancano 2km all’arrivo non devo più distrarmi. Negli ultimi 2km supero un runner romano che corre con la società dove faccio nuoto, anche se non lo conosco gli dico che siamo alla fine e che non bisogna mollare. Nell’ultimo km sento le gambe pesantissime, mi dico di usare la stessa strategia dei lunghissimi, avanti passo dopo passo che la fine è vicina… e finalmente arrivo al traguardo chiudendo con ben 8 minuti in meno della Maratona di Roma. Mi faccio mettere la medaglia al collo dalla ragazza più carina delle premiazioni e inizio a pensare alla bistecca fiorentina che mangerò per pranzo…poi mi passa solo un pensiero per la testa. Dove farò la prossima?

A cura di: Ing. E. Di Paolo