La Fontana di Trevi è tappa obbligata per ogni turista a Roma. Un luogo, a me caro, che ogni giorno attira migliaia di turisti da tutto il mondo che, tipicamente, gettano una o più monetine, come in un rito magico, per esprimere il desiderio di tornare nella città eterna.

Ogni mattina, circa alle 8, vengono raccolte con beneficiario la Caritas.

L’altra mattina, 24 dicembre, passando di buon’ora sono stato attratto dal processo di raccolta che vedeva ben 5 persone impegnate con aste, aspiratori speciali, tablet per circa un’ora senza considerare il controllo dei vigili di zona. Alla fine, la raccolta ha prodotto 16 sacchi con un peso complessivo di circa 220 kilogrammi.

Osservando tutto il processo mi è venuta spontanea la domanda se l’acqua nascondesse un valore ulteriore a quello manifesto.

A livello puramente economico, infatti, la raccolta annua è di almeno un milione di euro considerando che col suddetto peso di 220 kilogrammi si ottiene almeno 5.500 euro con un peso medio di 4 grammi a monetina e un valore medio di 10 centesimi di euro.

Ma a livello informativo si potrebbe ricavare e distribuire ad una amplissima utenza tanto nuovo valore. Ad esempio, condividendo, con il massimo tempismo, la conoscenza della distribuzione delle monete per valuta, taglio etc. Si potrebbe, in una seconda fase, arrivare anche ai lanci con le loro caratteristiche proprie. Il rito del getto della monetina è in effetti un metaforico timbro continuo di presenza al quale ben pochi turisti si sottraggono.

Un valore che, se condiviso nell’immediato, potrebbe supportare l’azione e l’operatività decisionale di guide, ristoranti, cittadini o soggetti coinvolti nell’accoglienza. Ad esempio, la conoscenza dettagliata delle variazioni dei flussi turistici, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo (il valore della moneta è anche un forte indicatore del potere di spesa del turista) può validare le azioni marketing precedentemente fatte e può abilitare politiche di prezzo più mirate.

Le tecnologie non mancano e spaziano da sistemi di raccolta robotizzati a sistemi di tracciamento dei gesti. Per motivi di privacy e rispetto non vogliamo spinger oltre l’analisi con tecniche di facetracking o rilevazione delle impronte digitali che per loro natura sono idrorepellenti.

Ma è importante iniziare quanto prima in quanto le serie storiche sono fondamentali per alimentare gli algoritmi di intelligenza artificiale che insieme ad altri dati di contesto potrebbero rilevarci ulteriori associazioni o correlazioni per noi neanche immaginabili o ipotizzabili allo stato attuale.

Non ritengo sia molto problematico identificare anche degli sponsor interessati visto il valore universale e iconico del monumento.

Sarebbe il primo progetto di recupero del valore continuamente generato ma attualmente perso, di un monumento storico del passato.

I cinque ruoli dediti alla raccolta potrebbero esser riconvertiti con profili moderni di Specialista Software, Scienziato dei Dati e Analista di Big Data concentrati all’estrazione, valorizzazione e distribuzione del valore informativo.

I beneficiari di questo nuovo valore sarebbe tutto il settore turistico che è una delle industrie trainanti della città che ha confermato, anche quest’anno, grazie al Colosseo, di avere il sito di interesse primo al mondo.

Il tutto senza introdurre la realtà aumentata e sistemi automatici di condivisione sui social dell’esperienza della visita ma lasciando intatto l’anonimato e la poesia di un atto rituale che si ripete negli anni da quasi 300 anni.

Francesco Marinuzzi, Ph.D.

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